Raccolta differenziata come indice di benessere

La raccolta differenziata in Italia è stata introdotta per la prima volta nel 1997 col decreto Ronchi, che recependo alcune direttive europee  ha cambiato il modello di gestione dei rifiuti. Imparare a suddividere i rifiuti in base alla loro tipologia, è diventato ormai una sana e doverosa abitudine anche per i cittadini italiani. Secondo un’indagine Ipsos, nell’anno 2017 si calcola che il 91% degli italiani faccia la raccolta differenziata.

Come si può vedere dalla tabella, a quasi venti anni di distanza dall’approvazione del decreto, c’è stata una evoluzione positiva della quantità di spazzatura che deriva dalla differenziata. Se nel 1997 la percentuale di rifiuti differenziati era il 9,42% del totale, nel 2015 (ultimo dato disponibile)  rappresenta ben il 47,49%.

Tuttavia questi numeri derivano da una media su tutto il territorio italiano, perché, a ben guardare, la situazione non è proprio omogenea ovunque. Ci sono vistosi gap tra il Nord e il Sud Italia: la regione più virtuosa è il Veneto con il 68,8% di differenziata, mentre fanalino di coda è la Sicilia con solo il 12,8%. Inoltre difficoltà e ritardi in questo tipo di gestione si riscontrano anche in grandi città come Napoli e Roma.

(anno 2015 – % regioni)

Veneto 68,8
Trentino-Alto Adige/Südtirol 67,4
Friuli-Venezia Giulia 62,9
Lombardia 58,7
Marche 57,9
Emilia-Romagna 57,5
Sardegna 56,4
Piemonte 55,1
Abruzzo 49,3
Umbria 48,9
Campania 48,5
Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste 47,8
Toscana 46,1
Liguria 37,8
Lazio 37,5
Basilicata 30,9
Puglia 30,1
Molise 25,7
Calabria 25,0
Sicilia 12,8

La raccolta differenziata rappresenta un importante indicatore di benessere da considerare anche nelle politiche di sviluppo. Saper gestire correttamente i rifiuti che produciamo infatti, non è solo un dovere civico ed etico che consente una migliore convivenza tra cittadini, ma rappresenta invero una best practice con ricadute positive su ambiente ed economia. Saper differenziare la spazzatura permette di non dover smaltire in discarica o bruciare tutto negli inceneritori, ma utilizzare una parte per il molto più virtuoso riciclo. Con tutto ciò che questo comporta anche per l’ambiente dove in questo modo si evitano milioni di tonnellate in meno di emissioni di Co2.

 

Più si raffinano le tecniche di raccolta differenziata e maggiore sarà la capacita di recupero dei materiali raccolti, con conseguente diminuzione dei costi per la gestione. L’obiettivo quindi di questo approccio è di arrivare al recupero di materia dai rifiuti. Nel 2015 con il 47,7% di raccolta differenziata si è ottenuto in quell’anno un riciclo-recupero di materia pari a 83,4 milioni di  tonnellate, contro i soli 13 del passato. Più si ottimizza la raccolta e maggiori sono i benefici economici, sociali e ambientali.

 

Incentivare questo ciclo virtuoso di raccolta differenziata, recupero e riciclo di materia, è non solo auspicabile e necessario per la sostenibilità della gestione dei rifiuti, ma porta concreti vantaggi anche per le tasche dei cittadini. Si è constatato infatti che nelle città in cui ci sono migliori performance di riciclo, la tassa sui rifiuti risulta minore, e viceversa dove si ricicla meno si paga di più.

Importante è dunque recuperare i ritardi di alcune città e regioni soprattutto al Sud, per cercare di raggiungere gli obiettivi europei che prevedono per il 2010 il 60% di riciclo di rifiuti urbani e il 65% entro il 2030

 

Dati tabelle ISTAT

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